domenica 30 novembre 2014

Primarie PD

Elezioni Primarie per la scelta del Candidato presidente alla Regione Puglia 
Sezioni di Alessano e Montesardo:
Michele Emiliano 250
Dario Stefano 63
Guglielmo Minervini 49
Bianche 1
Nulle 1

giovedì 29 maggio 2014

La conversione di Fabrizio Gatta, grazie a don Tonino Bello

Il conduttore di Linea Blu e Linea Verde racconta come, nel suo cammino di fede, sia stato importantissimo il suo incontro con don Tonino Bello

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La conversione di Fabrizio Gatta, il noto conduttore di Linea Blu e Linea Verde passa dal Salento. Il  famoso presentatore racconta come, nel suo cammino di fede, sia stato importantissimo il suo incontro con don Tonino Bello. “L’incontro con don Tonino Bello”, ci conferma Fabrizio Gatta, “è stata un’illuminazione forte. E’ stato da allora che ho messo l’anello con il Padre Nostro al dito e non l’ho mai più tolto”.
Questo “incontro” è avvenuto in particolar modo nel maggio del 2011. Fabrizio Gatta aveva chiesto alla direttrice della rivista di turismo e cultura del Salento, Spiagge, Carmen Mancarella di proporgli alcuni luoghi meno noti dove fare le riprese di Linea Blu, programma di cui lui era oltre che conduttore anche coautore. Il tema era UN MARE DI … “Dopo aver proposto a Fabrizio UN MARE di… APPRODI le cui riprese partirono da Castro per raccontare l’approdo di Enea a poi, l’approdo dei bizantini nella Cripta dei Santi Stefani a Poggiardo, proposi anche UN MARE DI… FEDE tra Santa Maria di Leuca, dove sorge un bellissimo santuario, Leuca Piccola, meta di pellegrinaggi, e Alessano la città dove è nato don Tonino Bello. Fabrizio non conosceva don Tonino, ma accettò di buon grado l’idea di dedicare una puntata ad un mare di… fede”.
Quando il noto conduttore arrivò nella casa di don Tonino Bello ad Alessano venne accolto dai fratelli di lui (Marcello e Trifone) e da Giancarlo Piccinni, presidente della fondazione Don Tonino Bello. Si interessò molto al pensiero di don Tonino, ricordato soprattutto come vescovo di Molfetta e da poco proclamato Beato. Ma non voleva andare sulla tomba, perché, diceva, sarebbe stata una cosa triste fare le riprese al cimitero. Invece si lasciò convincere e scoprì che la tomba di don Tonino Bello è un luogo di gioia dove i pellegrini si raccolgono in preghiera e dove i giovani si danno convegno per stare insieme cantare e suonare la chitarra. Fabrizio percepì subito l’atmosfera positiva di quei luoghi e decise di intervistare lì il presidente della Fondazione, Piccinni, che gli raccontò l’amore che don Tonino aveva per il mare e in particolar modo per il mare di Leuca. Sul più bellò arrivò vicino alla tomba anche il piccolo Tonino Bello, nato da pochi giorni, con i suoi genitori, nipoti di don Tonino. E fu una grande emozione.
Don Tonino Bello pregava Dio perché divenisse la sua Ala di Riserva. Era il fautore della Chiesa della Stola e del Grembiule: una chiesa che predicava la dottrina, ma, che, con il grembiule, si metteva al servizio dell’umanità, specie quella più sofferente. Infatti divenuto vescovo di Molfetta aveva letteralmente trasformato il vescovado nella casa alloggio dei più umili: immigrati, ladri, prostitute, ragazze madri… Aveva per tutti una parola di consolazione e di coraggio. Girava per Molfetta con un’umile ‘500, non aveva voluto servi e autisti. Al posto della croce d’oro indossava una croce di legno, al petto. E’ stato un papa Bergoglio ante litteram. E’ morto ad appena 58 anni, nel ‘93 dopo aver partecipato alla marcia per la Pace a Sarajevo. Tra i suoi scritti più belli, Maria, donna dei nostri giorni, in cui lui attualizza la figura di Maria e la fa vivere nelle sofferenze quotidiane delle donne dei nostri giorni. E’ un libro-preghiera rivolto a Maria, un grande messaggio di fede e di speranza.

giovedì 22 maggio 2014

In memoria di Uccio Caloro

In memoria di Uccio Caloro
Oggi Alessano si è svegliata più povera.
Ha perso uno dei suoi migliori figli e dei principali punti di riferimento culturali ed intellettuali.
E' pleonastico, da parte mia, ricordare la figura di Uccio Caloro, la cui levatura ed il cui spessore come uomo di cultura sono ben noti anche al di là dei confini nazionali.
Uccio ha dedicato la sua vita alla ricerca delle nostre radici, e lo ha fatto indagando ed approfondendo ogni tematica del passato locale. E da ottimo cultore della storia qual'era, ha trasfuso la sua ricerca in numerose opere apprezzate e studiate dal mondo accademico.
Ma i suoi allori ed i suoi meriti non hanno minimamente scalfito la sua semplicità di uomo: del resto, è una virtù dei grandi restare semplici.
Ed Uccio era un uomo semplice, disponibile, vicino a tutti e legato agli amici: fu il primo, quando nacque mio figlio Marco, ad accorrere in Ospedale per fotografarlo e farmene un ricordo.
Io, che posso dire di aver avuto il privilegio di essere stato suo amico, ricordo l'enfasi e l'entusiasmo con cui mi comunicava di aver messo in cantiere una nuova opera letteraria o una nuova ricerca storica, e mi invitava a visionarla in anteprima, pronto ad accettare ogni giudizio ed ogni consiglio. Ed ero tra i primi a ricevere in dono da Uccio la sua nuova stampa.
Un uomo semplice a cui però la vita non ha risparmiato dolori ed angosce; fra tutti, il dolore più grande che si possa provare, la perdita di un figlio, che lascia nel cuore una ferita che non smette mai di sanguinare. Ma insieme la gioia della presenza di Lina, sua compagna di vita, che gli ha dedicato tutta se stessa assistendolo amorevolmente fino all'ultimo istante.
Tuttavia il nostro Uccio ha sempre e con fermezza saputo superare ogni ostacolo e dare un senso alla sua vita con lo studio e la ricerca.
Lo vedo ancora, nell'ultimo periodo in cui la vista lo stava progressivamente abbandonando, seduto alla sua scrivania, a leggere e scrivere aiutato da una grossa lente d'ingrandimento. Ed io riflettevo: non è la lente ad ingrandire il suo mondo, ma la sua presenza ed il suo impegno.
Oggi Uccio non c'è più; è vicino a suo figlio Gabriele ed a mio figlio Marco, che pure ha amato.
A noi resta un ricordo, un bellissimo ricordo di Uccio Caloro. Ciao Uccio, non ti dimenticheremo mai.

Tonino Casarano 

domenica 20 aprile 2014

La Casa della Convivialità "don Tonino Bello"

Trascrizione di una lapide:
Questa “Casa della Convivialità – don Tonino Bello” donata, in parte, da Antonio Torsello e Armando Torsello, acquistata con i sacrifici della Comunità, ristrutturata con il contributo dell’otto per mille della CEI e la generosità della Parrocchia, benedetta dal Signor Cardinale Angelo Bagnasco alla presenza del nostro Vescovo, S. E. Mons. Vito Angiuli, sia luogo privilegiato di accoglienza e di fraternità, sulle orme del Servo di Dio Don Tonino Bello.
Il Parroco, don Gigi Ciardo                                                                         Alessano, 25 Aprile 2014
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domenica 13 aprile 2014

Domenica delle Palme

"C'è l'ho con te Chiesa che ho l'onore di servirti. C'è ancora molta prudenza nelle tue scelte pastorali. Fai eccessivo affidamento sui tuoi vecchi repertori. Ti lasci troppo irretire dalla paura del cambio. E dai l'impressione di non esserti del tutto liberata dalla cautela di ricorrere ai fermenti mondani del potere e della gloria. Cambiare è possibile. Per tutti". don Tonino Bello 


lunedì 10 febbraio 2014

L'antifascismo di Sel e della Boldrini

Scritto da Diego Fusaro

Pubblicato Lunedì 10 Febbraio 2014, ore 7,00

Prosegue, sui “social networks” e sui giornali, sulle televisioni e sulle radio, lo scontro tra la Presidente della Camera Laura Boldrini e gli esponenti del “Movimento 5 Stelle”, etichettati come fascisti, sovversivi, squadristi, nemici della democrazia. Il coro virtuoso del politicamente corretto non smette di denunciare ogni possibile resistenza, di delegittimare ogni forma di opposizione: lo fa richiamando nevroticamente il passato (fascismo, squadrismo, ecc.), con il solo obiettivo di glorificare integralmente il presente e le contraddizioni che lo innervano; di modo che gli abitatori dell’odierno paesaggio desertificato dalla crisi e signoreggiato dalla finanza e dalla dittatura eurocratica si illudano senza sosta di vivere in un mondo libero se confrontato con gli orrori di cui il passato è stato capace.

 

Sessismo, antifascismo, lotta contro lo squadrismo e contro i sovversivi neofascisti grillini: quanti alibi, signora Boldrini, per poter essere volgarmente apologeti della finanza, del capitale e delle banche che stanno portando alla rovina del nostro popolo. Quanta insistenza sul passato è necessaria per non vedere il presente? Quanto occorre insistere sugli orrori fortunatamente estinti per far sì che la gente non si accorga nemmeno più di quelli oggi dominanti? Quanta foga nel denunciare tutte le violenze che non siano quelle silenziose dell’economia e del mercato! Il manganello oggi ha cambiato forma, ma si fa ugualmente sentire: si chiama violenza economica, taglio delle spesa pubblica, precariato, rimozione dei diritti sociali, selvagge politiche neoliberali all’insegna dello “Stato minimo”. Provi a chiederlo ai giovani, che fin dalla tenera età vengono vergognosamente bombardati con la retorica anticomunista e antifascista e, insieme, subiscono sulla loro carne viva, nel silenzio generale, le conseguenze della violenza economica dei rapporti di forza capitalistici.

 












È un vero peccato, signora Boldrini, che lei e il suo partito non diciate nulla contro questo nuovo manganello, non meno odioso di quello precedente. È un vero peccato che per voi libertà, emancipazione e comunismo siano ormai la semplice riproduzione tautologica dell’esistente pienamente reificato, del presente totalmente amministrato dal potere della finanza e dalla violenza economica che, come il vecchio manganello, continua a percuotere gli ultimi. È un vero peccato che per voi i fascisti siano sempre e solo quelli che provano a combattere contro il fascismo e che i violenti siano sempre e solo quelli che provano a contrastare la violenza economica oggi dominante su tutto il giro d’orizzonte.

 

Non si può, del resto, chiedere troppo a un partito come Sel: un partito che ha abbandonato il sogno marxiano dell’emancipazione sociale per aderire all’incubo del finanzcapitalismo; che fa dell’antifascismo in completa assenza del fascismo l’alibi per accettare silenziosamente la contraddizione capitalistica e i rapporti di forza egemonici; che illude il suo elettorato che il massimo grado di emancipazione possibile sia il matrimonio gay e la distruzione della famiglia tradizionale; che pensa che il nemico oggi sia il comico Beppe Grillo e non la finanza internazionale che svuota la sovranità democratica degli Stati e produce genocidi finanziari come quello che si sta abbattendo sul popolo greco. Il primo compito di un comunista, diceva Louis Althusser, è quello di non raccontare e di non raccontarsi delle storie. Anche in questo, signora Boldrini, emerge nitidamente il vostro disinvolto transito, armi e bagagli, dalla lotta contro il capitale alla lotta per il capitale.