lunedì 30 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
Natale a Betlemme
Questa è la storia di una famiglia che aspetta un bambino.
Giuseppe, il capofamiglia: se è ebreo non entra in Betlemme perchè gli è proibito andare oltre il Muro che divide la città di Davide dalla città di Sion; se è palestinese come il Re Davide, non può viaggiare: la sicurezza d’ Israele non lo concede.
Maria, la moglie, è meglio che stia a casa, altrimenti partorirà appoggiata alla gabbia del check point. Neanche lei ha il permesso.
La luce forte non è una stella, è un faro sulla torretta di guardia. Una voce grida ma non è un angelo, è la sentinella che ordina di allontanarsi dal neonato.
Intorno non pastori, ma manovali di Palestina che aspettano l’apertura del check point dormendo sui cartoni in attesa di passare il muro dove li aspetta un lavoro nero nella casa dell’ occupante. La voce amplificata li risveglia, storditi, ma la nascita di un bambino è speranza per la loro terra.
I Magi per le guardie di frontiera sono una delegazione irakena con doni inquietanti: oro per le armi, incenso per un culto fanatico, mirra per i morti. Sospettati di terrorismo, non riusciranno ad attraversare il Giordano.
Qualcuno cerca il bambino, il Principe della Pace, un pericoloso sovversivo: chi la vuole, la pace?
Ma non ci sono vie di fuga, forse si può scendere da Gaza verso l’ Egitto.
Di quel Bambino si sono perse le tracce: nel Natale 2008 da quelle parti iniziava la strage di bambini innocenti.
C’è un libro perduto dentro questa storia? Si, il Vangelo di Natale secondo san Luca.
Norberto Julini
lunedì 23 dicembre 2013
Cara Città
Cara città,
vorrei affidare a ben altro che a un foglio di giornale il mio augurio di Buon Natale per te.
Vorrei, se mi fosse concesso, lasciare nella mezzanotte il trasognato rapimento della liturgia, e aggirarmi per le tue strade, e bussare a tutte le porte, e suonare a tutti i campanelli, e parlare a tutti i citofoni, e dare una voce sotto ogni finestra illuminata, e dire a ognuno:” Non scoraggiarti: è nata la speranza!”.
Vorrei recarmi sul litorale, dove il mare è più buio, e affidare al concerto della risacca frammenti di antichi ritornelli pastorali perché le onde brontolando li portino lontano:”E’ nato il Redentore!”.
Vorrei stringere la mano di tutti, dei bambini e dei grandi, dei ricchi e dei poveri, e fissare gli occhi della gente, e ripetere a ognuno che, se la tregua santa del Natale si allargasse a tutti i trecentosessantacinque giorni dell’anno, la vita sulla terra sarebbe più bella: senza sfrattati, senza disoccupati, senza infelici, senza famiglie divise, senza cuori delusi, senza tragiche solitudini.
Vorrei poter disegnare la mappa delle sofferenze più atroci della città, e individuare le disperazioni più crude, e isolare la fontana delle lacrime più amare, e prendere per mano chi non sa che farsene di questo Natale, e condurlo con me nella cattedrale. E lì, nel silenzio della navata rimasta deserta dopo il tripudio della mezzanotte, avvolta ancora da tepori d’incenso, indicargli una capanna, e nella capanna un bimbo, e dirgli che proprio da lì è sgorgato il rigagnolo della “santa allegrezza”. Destinato a divenire torrente e poi fiume e poi oceano.
Nel quale tutti siamo chiamati a naufragare.
Buon Natale, cara città.
+ don Tonino, vescovo
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